Un percorso ad anello verso la vetta che sfugge alla calca, perdendosi tra il silenzio del bosco e sentierini nascosti
Il monte Cavallo, noto come Rosskopf in tedesco, si erge con i suoi 2.189 metri slm, sopra la pittoresca cittadina di Vipiteno, o Sterzing. Questo gigante delle Alpi dello Stubai è un vero e proprio rifugio per gli amanti della montagna, e il sentiero che porta alla sua vetta è un affollato crocevia di escursionisti. Tuttavia, con un po’ di astuzia e una buona mappa alla mano, si può sfuggire alla folla e intraprendere un anello di circa dieci chilometri, affrontando un dislivello di 900 metri.
Partendo dal sentiero che inizia sulla Via Frana, abbiamo scelto di allontanarci dalla direzione tradizionale verso la cima. Ci siamo così diretti lungo il sentiero opposto, quello che attraversa il Rio di Valler. Proseguendo, abbiamo costeggiato per un tratto il corso del Rio Herrntisd. Man mano che ci addentravamo nel bosco, abbiamo abbandonato il sentiero in diversi tratti, esplorando con curiosità la vegetazione circostante. La pioggia ci ha tenuto compagnia per un certo periodo, ma fortunatamente gli alberi ci hanno offerto un riparo naturale, le loro fronde bagnate fungendo da ombrelli mentre il paesaggio si tingeva di una freschezza vibrante. E si sa che ogni goccia tra gli alberi è una melodia nell'armonia della natura.
L'arrivo sul sentiero principale
La nebbia arriva verso la vetta
Ritroviamo il passo sul sentiero dell’Ochsenalm, la traccia che s’infila verso la cima. La compagnia aumenta, ristorante e fattoria sono a due curve, e nel cortile pascolano lama e alpaca. Potete avvicinarvi tranquillamente; qui i lama hanno buone maniere e non sultano a nessuno. Voltiamo il sentiero verso la cima e, in un solo istante la nebbia si alza: spessa, avvolgente, riduce la visibilità a pochi passi. L’aria si fa irreale. A queste altitudini, si sa, la nebbia è umorale: arriva, si apre, torna a richiudersi...un po' come una porta malferma. In vetta ci accoglie una brezza tagliente che asciuga il sudore e per un minuto la calura dell’estate è un ricordo distante. Scendendo, la nebbia si sfilaccia e lascia affiorare vedute limpide. Un velo chiaro steso tra un’altura e l’altra, come a cancellare tutto ciò che vive sotto le creste. Una traccia laterale, deserta, ci conduce al laghetto e biotopo di Kastellacke. Avanza a singhiozzo il sentierino, a tratti sparisce lasciando posto ai pascoli; le mucche, nel tempo largo del luogo, masticano o sonnecchiano sull’erba. Camminiamo in compagnia di pini cembri e larici. Tra i ciuffi di rododendro spunta anche il giallo dell’arnica.
Passaggi suggestivi in angoli nascosti
Raggiungiamo la vetta del Flaner Jöchl a 1936 metri, Anche qui non manca la gente essendo un posto frequentato, e quindi si ricomincia alla ricerca di qualche percorso alternativo e, dopo circa un'ora di cammino, ci imbattiamo nell'imbocco di una caverna. Per noi speleologi, il richiamo del sottosuolo è irresistibile. Forti di una buona scorta di luci, ma procedendo con la dovuta cautela data l'assenza di attrezzatura, ci addentriamo.
L'ingresso è uno scivolo detritico che si apre quasi subito su un'ampia sala. Qui, un manufatto in cemento cattura la nostra attenzione: a prima vista sembra un’opera bellica, ma un esame ravvicinato rivela una fattura decisamente recente. La sua funzione resta un enigma, essendo l'unica traccia artificiale in quell'ambiente naturale. Superata una breve strettoia, esploriamo una seconda sala che segna la fine della cavità. Lasciata alle spalle la piacevole sorpresina della grotta, riprendiamo il filo del sentiero verso lo Speichersee. Piccole tracce ci guidano a valle e, svolta dopo svolta anche fuori dai sentieri, sbuchiamo a Raminghes: una manciata di case raccolte attorno alla chiesetta di Maria Ausiliatrice. Poche centinaia di metri, il tempo di incontrare un'altra piccola chiesetta, e siamo giunti nuovamente al punto di partenza.
Il misterioso manufatto di cemento
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