Cimitero monumentale di Karlovac
Viaggio nella memoria di uno dei cimiteri storici della Croazia: un mosaico di nobiltà, valore militare e vita comune, unito in un eterno riposo oltre i confini delle religioni
Il cimitero di Dubovac si trova appena fuori Karlovac, una città croata situata alla confluenza di quattro fiumi, nota per la sua architettura militare e il suo ruolo nella storia balcanica. Il sito affonda le radici nel XII secolo, quando qui sorgeva l'antica città di Dubovac, un insediamento fortificato che fungeva da baluardo contro le invasioni, oltre ad essere un importante centro per i commerci. Oggi, al suo posto, si erge un complesso cimiteriale costruito nel 1820, ma la sua storia è intrisa di strati temporali più oscuri: nel XVII e XVIII secolo, durante le epidemie di peste che flagellavano l'Europa, questo luogo era usato come fossa comune per le vittime. Strati su strati di vite spezzate che ora formano il substrato di questo luogo del sonno eterno.
Oggi il complesso è diviso in tre sezioni: cattolico, israelitico e serbo-ortodosso.
L’area monumentale del cimitero si configura come un’antologia di pietra delle grandi dinastie che hanno segnato la storia della città. Il paesaggio architettonico è dominato dai mausolei delle famiglie Vranytzany, Turk e Hoffman, strutture che non fungono solo da luoghi di sepoltura, ma da vere e proprie affermazioni di prestigio sociale. Di particolare rilievo storico è il Mausoleo Vranytzany, commissionato nel 1885 e affidato alla visione del celebre architetto viennese Otto von Hofer. L’opera, riflette quell’eleganza mitteleuropea che definisce l’identità urbana del periodo.
Il mausoleo della famiglia Vranyrzany
Preziose statue vegliano l'eternità
Proseguendo lungo il tracciato, il paesaggio monumentale muta progressivamente, addentrandosi in una sezione caratterizzata da una sedimentazione più fitta e recente. In questo lembo di terra, la densità delle sepolture si fa così serrata da trasformare il percorso in un mosaico continuo, dove lo spazio del visitatore e quello del riposo eterno quasi si sovrappongono, rendendo il cammino un esercizio di estrema prossimità.
È proprio in questo fitto tessuto di memorie che si trovano, quasi incastonate e come sospese nel tempo, le sepolture di altri personaggi che hanno segnato il passato cittadino. Queste tombe appaiono oggi inglobate dall'espansione successiva del cimitero. Si tratta di monumenti che non hanno le dimensioni dei mausolei, ma sono opere "minori" solo per scala non per valore artistico o simbolico.
Fra queste memorie, colpiscono per la loro vicinanza le tombe dell'avvocato Antun Jordan e della baronessa Amalia Stadler Prohaska Quelfenburoska. Sono due opere che sembrano quasi dialogare tra loro: da un lato, la sepoltura Jordan è sormontata dalla figura toccante di una madre chiusa nel suo dolore, mentre dall'altro la baronessa è vegliata da un angelo che stringe tra le mani una conchiglia, simbolo di rinascita, che illumina il silenzio del marmo
Le tombe dell'avvocato e della baronessa
Lo spazio tra antico e nuovo è davvero sottile
Proseguendo la visita, il percorso attraversa il confine tra il settore cattolico e quello israelitico. Qui l’atmosfera muta profondamente: secondo la tradizione ebraica, infatti, le sepolture non devono essere mai rimosse o alterate, rispettando la sacra immobilità del riposo eterno.
Questa consuetudine dona al luogo quel fascino di nobile decadenza tipico dei cimiteri israelitici, dove il tempo e la natura sembrano riappropriarsi lentamente della pietra. Anche a Karlovac questa sezione non fa eccezione, custodendo tra i suoi sentieri le ultime dimore delle personalità più influenti della comunità ebraica locale.
Il percorso si conclude nel settore serbo-ortodosso, dove, tra le altre sepolture, troviamo anche quelle di valorosi militari del XIX secolo.
Questa sezione è quella che più di ogni altra mostra i segni di un inesorabile abbandono. Molte lapidi appaiono oggi reclinate o avvolte dalla vegetazione, prive di qualcuno che possa raddrizzarle o posarvi un fiore. In un destino malinconico e circolare, questo accade perché coloro che un tempo si prendevano cura di queste memorie sono oggi divenuti essi stessi parte di questo suolo, lasciando che sia la storia, e non più i gesti dei vivi, a custodire il loro riposo.
Una curiosa fotoceramica purtroppo graffiata
La tomba di un cavaliere dell'Ottocento
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