Grotta nel Bosco dei Pini 

Una bellezza ipogea ferita: lo splendore superstite della cavità 

 

La grotta è situata poco prima del "curvone" dell’ex dazio sulla strada per Basovizza. Il suo ingresso è rimasto ostruito per molto tempo, ma grazie al magnifico intervento di pulizia da parte del Gruppo Speleologico San Giusto di Trieste è tornata visitabile. Nonostante la ricchezza delle formazioni calcaree, la cavità appare oggi deteriorata: la facilità d'accesso ha infatti favorito, negli anni, il danneggiamento e l’asportazione delle concrezioni minori da parte degli escursionisti. Al suo interno sopravvive tuttavia una memoria storica fatta di graffiti, con firme risalenti agli anni '40 e '50 e un remoto 1890 inciso su una colata calcitica. Infatti Eugenio Boegan nel suo 2000 Grotte (1926) menziona un articolo sulla grotta comparso sul primo numero di Alpi Giulie nel 1896.

Uno dei tanti bacini d'acqua presenti nella grotta

La scritta più antica oggi ancora visibile

A Basovizza, la memoria collettiva indica la Grotta del Bosco dei Pini come uno dei nascondigli utilizzati da partigiani e civili per sfuggire alle persecuzioni nazifasciste. Tuttavia, a differenza di altre cavità del Carso che conservano prove tangibili o testimonianze scritte del loro impiego come rifugio, in questo caso mancano riscontri oggettivi. Il passato bellico della grotta non risiede in tracce fisiche, ma vive esclusivamente nel tramandato orale della popolazione locale.

La cavità ha uno sviluppo di 367 metri e una profondità di 41 metri. Nonostante le molte parti danneggiate, sono ancora visibili bellissimi panneggi, colate e colonne e parecchi laghetti che rendono il tutto molto suggestivo.

Un passaggio stretto

Concrezione collassata nel corso dei millenni

FOTOGRAFIE 


Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.